I tributi comunali. Chiarimenti su prescrizione e pagamento

Negli ultimi mesi continuano ad arrivare nelle case dei cittadini dei Castelli Romani e della zona sud-est di Roma richieste di pagamento di tributi comunali riferite ad anni passati. Una situazione che genera confusione e preoccupazione tra i contribuenti, tanto che gli studi legali della zona ricevono con frequenza quesiti su questa materia. Ma cosa dice la legge? Quali sono i termini entro cui un comune può chiedere il pagamento delle tasse locali? Ce lo spiega la dott.ssa Martina Taurone dello Studio Legale Pasquazi & Partners, che opera a Roma, Cave e Tivoli.

I tributi comunali: cosa sono e come funzionano

Innanzitutto è bene fare chiarezza su cosa rientri nella categoria dei tributi locali. Si tratta delle risorse che finanziano i servizi erogati dai comuni: dalla Tosap e la Cosap (Tassa per l’Occupazione di Spazi e Aree Pubbliche), all’Icpa (Imposta Comunale Pubblicità e Affissioni), fino all’Iuc, l’Imposta Unica Comunale che racchiude:

  • La Tasi, Tassa sui Servizi Indivisibili
  • L’Imu, Imposta Municipale Unica (ex Ici)
  • La Tari, Tassa sui Rifiuti (ex Tarsu e Tares)

Questi tributi rappresentano obbligazioni forzose: i cittadini sono tenuti versare una quota dei propri beni agli enti locali per il finanziamento dei servizi pubblici sul territorio.

La prescrizione quinquennale: i diritti dei cittadini

Qui arriviamo al punto nodale della questione. I comuni e le società incaricate della riscossione hanno a disposizione cinque anni per chiedere il pagamento di tributi locali scaduti. Un termine dimezzato rispetto ai dieci anni previsti per i tributi statali. A riaffermarlo sono state la Commissione Tributaria Regionale di Roma (sentenza 47/2017) e la Suprema Corte di Cassazione (sentenza 30362/2018).

Il principio si fonda sull’articolo 2948 del Codice Civile, secondo cui i crediti relativi a prestazioni periodiche sono soggetti a una prescrizione di cinque anni. Poiché le tasse comunali vengono versate annualmente o con cadenza regolare, rientrano pienamente in questa normativa. La scadenza decorre dalla notifica della cartella di pagamento o dell’ingiunzione stessa.

La ratio di questa norma è semplice e equitativa: un contribuente non dovrebbe restare esposto all’obbligo di pagare per prestazioni ormai scadute, qualora l’ente creditore non abbia provveduto a richieste tempestivamente. È un principio di tutela del cittadino che si estende anche agli avvisi di accertamento e agli avvisi di addebito, come chiarito dalla Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 23397/2016.

Chi riceve richieste di pagamento per tributi comunali risalenti a oltre cinque anni prima può dunque chiedere al giudice l’estinzione del credito per intervenuta prescrizione. Un diritto fondamentale che gli studi legali locali consigliano di far valere, soprattutto nei confronti delle società di riscossione che talvolta presentano cartelle esattive senza considerare il decorso dei termini di legge.

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