“La fuga di Anna” di Mattia Corrente, pubblicato da Sellerio, è tra i libri in competizione nella XIII edizione del Premio Letterario Caffè Corretto – Città di Cave. Un romanzo d’esordio che affronta temi universali come la sparizione, il ritrovamento e la ricerca di identità attraverso una trama che intreccia più piani temporali e prospettive narrative.
Una storia di libertà e amore soffocante
Al centro della vicenda c’è Severino, un uomo di ottant’anni che abbandona Stromboli in una grigia giornata d’inizio ottobre, con una valigia e l’speranza di ritrovare la moglie Anna, scomparsa da oltre un anno. Ma il romanzo non è una semplice storia di ricerca: è un viaggio dentro le contraddizioni umane, dove il desiderio di libertà si scontra violentemente con i legami familiari e le aspettative sociali.
Anna rappresenta il simbolo di chi soffoca sotto il peso delle convenzioni. In lei germoglia il seme della libertà, ma uno spazio angusto le impedisce di crescere. Non è donna di scena, non vive per gli altri, eppure tutti l’hanno obbligata a indossare un ruolo stretto come un abito da sposa non desiderato. La libertà, come suggerisce Corrente, non è tanto la capacità di fare quello che si vuole, quanto piuttosto “sapere dove non vuoi più stare“.
La struttura narrativa del romanzo procede su binari temporali differenti: Severino racconta dal presente ma vive nel passato; Anna parla dal passato avendo già raggiunto il suo presente. Tra loro aleggia la figura di Peppe, padre e marito che non ha lasciato tracce visibili ma ha inciso un marchio indelebile nella vita di tutti, ripetendo come un’eco senza tempo concetti di libertà assoluta.
Sicilia, memorie e identità confuse
“La fuga di Anna” raccoglie storie intrise del colore della Sicilia, intrecciando memorie di vite che avrebbero potuto essere ma non sono state. Al cuore della narrazione pulsa un amore smisurato: quello di una moglie verso il marito, di una madre verso le sue figlie gemelle, così identiche eppure così diverse, entrambe desiderose di compiacerla. Tutti questi elementi, apparentemente dispersi, si legano nella trama e trovano rifugio simbolico nella pancia di una bambola dal sorriso cucito al contrario.
La forza del romanzo risiede in una riflessione profonda: ogni libertà che uno conquista rappresenta una catena per chi resta. Il desiderio smisurato di libertà, paradossalmente, può diventare il vincolo più difficile da spezzare. Non è una storia banale, né una vicenda lontana nel tempo e nello spazio. È una deflagrazione sorda e continua di emozioni, un’esplosione interna che non si esaurisce mai, più potente di qualsiasi tentativo di contenimento.
Con questo esordio letterario, Mattia Corrente si propone come voce capace di scandagliare le fratture nascoste dentro le famiglie, dove amore e soffrimento convivono in equilibrio precario.