Una scrittrice romana torna in libreria con un nuovo romanzo che affronta temi universali attraverso una trama intima e complessa. “Tre gocce d’acqua”, pubblicato da Mondadori, è il settimo lavoro letterario di Valentina D’Urbano e rappresenta un’opera che merita attenzione per la profondità con cui indaga le relazioni familiari e i sentimenti umani.
Una storia di solitudine e legami familiari
La narrazione si sviluppa durante un’estate romana, quando Celeste, una donna poco più che trentenne, si trova costretta all’immobilità a causa di una malattia rara: l’Osteogenesi imperfetta, una patologia che fragilizza lo scheletro e rende il corpo particolarmente vulnerabile alle fratture. La protagonista si muove con difficoltà, accompagnata da un dolore costante che caratterizza ogni suo gesto. Tuttavia, la vera sofferenza che permea le pagine del romanzo non è quella fisica, bensì quella emotiva, quella che alberga nel profondo dell’anima.
Durante il periodo di isolamento domiciliare, Celeste riceve la visita di donne che hanno segnato la sua vita, e proprio attraverso questi incontri inizia a ricostruire il puzzle del suo passato. La scrittrice tesse con abilità i fili che collegano gli eventi, restituendo ordine al caos e svelando il significato celato dietro le azioni di chi ama.
Fratellanza, assenza e amore che si moltiplica
Al centro della trama si situa una dinamica familiare complessa: Celeste e Pietro condividono lo stesso padre, mentre Nadir è fratello di Pietro per parte di madre. Questo intreccio di legami biologici genera in Celeste la paura di un amore diviso, di un affetto che non basta per tutti. Eppure, il romanzo rivela progressivamente una verità più profonda: certi sentimenti non si dividono, si moltiplicano.
Quando Pietro decide di partire per il Rojava, nel Nord della Siria, per proseguire i suoi studi e partecipare a una lotta che lo trascende, Celeste e Nadir rimangono soli a confrontarsi con emozioni contrastanti. Si scoprono fratelli e insieme rifiutano questa fratellanza, divisi dal desiderio di autonomia eppure uniti dalla necessità di capirsi. Entrambi portano in sé qualcosa di Pietro, qualcosa dell’altro, e questa consapevolezza li rende capaci di ritrovarsi.
Il romanzo affronta questioni che toccano molti lettori: l’amore in tutte le sue forme, la solitudine che accompagna le scelte altrui, la difficile consapevolezza che chi amiamo farà scelte che non comprenderemo, anche quando saranno mosse da ideali nobili. Amare, insegna D’Urbano attraverso le sue pagine, significa anche saper accettare e lasciar andare.
Con una scrittura rigorosa e cristallina, l’autrice cattura attimi significativi, ricostituisce la cronologia degli eventi e svela la duplice natura di legami che sono contemporaneamente minaccia e tenerezza, sacrificio e protezione. “Tre gocce d’acqua” si colloca all’intersezione tra la storia contemporanea e le relazioni umane, indagando le contraddizioni e la complessità dei sentimenti per esaltarne la forza e restituire il valore di ideali, impulsi e ragione.